
Soundreef, la chimera tramontata: perché non è (più) l'alternativa conveniente a SIAE
- Soundreef nacque nel 2011 come sfida dichiarata al monopolio SIAE, con la promessa di commissioni più basse e piena trasparenza sui pagamenti
- Secondo il dato più recente disponibile (2024), SIAE copre il 99,2% del repertorio musicale utilizzato in Italia, contro lo 0,8% delle imprese di gestione indipendenti come Soundreef
- Le comparative pubblicate nel 2026 da testate come IVG.it e Oubliette Magazine indicano commissioni Soundreef generalmente più alte di quelle SIAE su live, radio/TV, streaming e copia privata
- In un piccolo concerto a ingresso libero con repertorio misto, il locale deve chiedere due licenze separate: quella SIAE (obbligatoria comunque) e quella Soundreef, che secondo il tariffario ufficiale del novembre 2025 costa da sola più del doppio del forfait SIAE per lo stesso evento
C'era un tempo, tra il 2011 e il 2017, in cui raccontare Soundreef a un musicista italiano significava raccontare una specie di favola: una startup fondata a Londra da due italiani, Davide D'Atri e Francesco Danieli, che si metteva di traverso a un monopolio secolare e prometteva quello che SIAE, per decenni, non aveva mai davvero offerto — trasparenza sui pagamenti, commissioni più basse, un rapporto diretto e "da piattaforma" con l'autore. Nel 2015 arriva in Italia come Soundreef S.p.A., con D'Atri amministratore delegato, cavalcando l'onda della liberalizzazione del mercato della gestione dei diritti d'autore imposta dalla direttiva europea Barnier. È un'epoca in cui il racconto giornalistico è quasi unanime: la startup che sfida il colosso, il Davide contro Golia del diritto d'autore italiano.
Nel 2026 quella favola va riletta con i numeri alla mano. E i numeri, quando li si guarda con onestà, raccontano una storia molto diversa da quella promessa iniziale.
La promessa del 2011: cosa prometteva davvero Soundreef
Il posizionamento originario di Soundreef non era ambiguo: meno burocrazia, commissioni più contenute rispetto a SIAE, pagamenti più rapidi e report dettagliati e consultabili online. Un modello "da azienda tech" applicato a un settore che per un secolo aveva conosciuto un solo interlocutore. Nel 2020 l'ingresso in CISAC, la confederazione internazionale delle società di autori, come Rights Management Entity segna il momento di massima legittimazione istituzionale del progetto: da lì in avanti Soundreef può dire di operare, almeno sulla carta, con gli stessi standard di riconoscimento internazionale delle collecting society tradizionali.
Una promessa nata per rompere un monopolio si scontra oggi con un mercato che, numeri alla mano, non ha premiato l'alternativa.
— Vito Schiuma
È il punto più alto della parabola. Ed è anche, con il senno di poi, il punto da cui la narrazione comincia a scontrarsi con la realtà del mercato.
Il dato che pesa di più: la copertura del repertorio
Il numero più difficile da ignorare, per chi oggi deve scegliere a chi affidare i propri diritti, riguarda quanto repertorio ciascun soggetto copre davvero sul territorio italiano. Secondo il dato più recente disponibile, relativo al 2024, SIAE copre il 99,2% del repertorio musicale effettivamente utilizzato in Italia, mentre le imprese di gestione indipendenti — Soundreef compresa, raggruppate sotto la sigla LEA — si dividono collettivamente lo 0,8% restante. È un divario enorme, ed è la prova più concreta che la "chimera" di un'alternativa capace di sostituire SIAE su larga scala non si è mai davvero materializzata: quindici anni dopo la fondazione, Soundreef resta un attore di nicchia rispetto al mercato complessivo, per quanto forte possa essere la sua presenza tra alcuni segmenti di autori pop e tra gli esercizi commerciali per la musica di sottofondo.
Le commissioni: la parte più scomoda del confronto
Il secondo pilastro della promessa originaria — costare meno di SIAE — è quello che oggi regge peggio. Le comparative pubblicate nella prima metà del 2026 da testate come IVG.it e Oubliette Magazine, che hanno messo a confronto le tariffe pubbliche dei due soggetti, restituiscono un quadro quasi rovesciato rispetto alla narrazione delle origini: su gran parte delle categorie d'uso, le commissioni Soundreef risultano fisse e generalmente più alte di quelle SIAE, che nel frattempo sono scese, in media, dal 16% del 2013 al 13,7% del 2025.
Va detto con onestà: le aliquote SIAE variano molto per fascia (dal 5% per i grandi concerti fino a oltre il 20% per alcune categorie residuali), e un confronto voce per voce va sempre calato nel contratto specifico di ogni autore. Ma la tendenza generale che emerge da queste comparative è chiara, ed è utile riportarla in una tabella.
| Voce | SIAE (2025-2026) | Soundreef |
|---|---|---|
| Concerti/eventi live | 5% – 20,8% (a scaglioni per capienza) | 25% (aliquota fissa) |
| Radio/TV | 11,5% | 19% |
| Streaming/digitale | 8% | 19% |
| Copia privata | 3% | 10% |
| Incasso da società estere | 3% | 5% |
| Commissione media complessiva | 13,7% (2025, in calo dal 16% del 2013) | Non pubblicata in forma aggregata |
C'è un altro elemento che va detto a favore dell'onestà del confronto: Soundreef non richiede quote di iscrizione, mentre SIAE prevede una quota per gli autori sopra i trent'anni non iscritti come start-up editoriali. Ma se l'unico vero vantaggio residuo è l'assenza di una quota d'ingresso, a fronte di commissioni ricorrenti più alte su quasi ogni categoria d'incasso, il conto economico per un autore con un minimo di attività regolare tende a girarsi in favore di SIAE, non di Soundreef — l'esatto contrario di quanto la narrazione delle origini prometteva.
Un caso concreto: il concerto da 50 persone a ingresso libero
Per capire cosa significhi tutto questo nella pratica di un piccolo locale, vale la pena costruire un caso realistico usando solo tariffe ufficiali e pubbliche, senza inventare nulla. Immaginiamo un piccolo club, meno di 150 metri quadri, capienza 50 persone, ingresso libero: una serata come ce ne sono decine ogni fine settimana in Italia. Sul palco un duo suona per due terzi cover di brani del repertorio SIAE e per un terzo brani originali di un secondo musicista, iscritto a Soundreef.
Primo passaggio: il locale deve comunque richiedere il permesso SIAE, a prescindere da tutto il resto. Non è una scelta: SIAE copre il 99,2% del repertorio effettivamente eseguito in Italia, quindi qualunque serata con un minimo di cover è automaticamente soggetta al suo regime. Per un evento musicale senza ballo, a ingresso libero, in un locale fino a 150 mq con fatturato annuo fino a 200.000 €, la tariffa ufficiale pubblicata da SIAE è un forfait di 58 € più IVA e diritti di procedura (fonte: pagina ufficiale SIAE "Eventi musicali senza ballo").
Secondo passaggio, quello che la narrazione delle origini non aveva previsto: poiché una parte del programma è firmata da un autore Soundreef, il locale deve richiedere anche una licenza Soundreef separata. Lo dice la stessa pagina ufficiale che SIAE e Soundreef hanno pubblicato congiuntamente per chiarire il doppio regime: se il programma musicale contiene sia repertorio SIAE sia repertorio Soundreef, servono i permessi di entrambi i soggetti, ciascuno per la propria quota. Per la categoria applicabile — "Concerti Musica Leggera", evento a ingresso gratuito, capienza fino a 100 posti — il Tariffario Pubblica Esecuzione Soundreef in vigore dal 7 novembre 2025 indica un compenso di 143,50 €, calcolabile in proporzione alla quota di rappresentatività del repertorio Soundreef nel programma della serata oppure sulla base del permesso SIAE.
| Voce | Importo | Fonte |
|---|---|---|
| Permesso SIAE (obbligatorio, locale <150 mq, ingresso libero) | 58 € + IVA e DAP | Tariffario ufficiale SIAE, "Eventi senza ballo" |
| Licenza Soundreef (aggiuntiva, capienza fino a 100 posti, ingresso gratuito) | fino a 143,50 € (prorata sulla quota di repertorio Soundreef) | Tariffario Pubblica Esecuzione Soundreef, 7/11/2025 |
| Totale massimo per il locale, in caso di doppia licenza | fino a circa 201,50 € + IVA | Somma dei due tariffari ufficiali |
Il punto che conta per chi è iscritto a Soundreef non è solo che la sua licenza, da sola, costa più del doppio del forfait SIAE per lo stesso tipo di serata. È che si tratta di un adempimento aggiuntivo, con una procedura e delle scadenze proprie — richiesta della licenza prima della data dell'evento e invio del programma musicale entro il 20 del mese, o entro il 5 del mese successivo per le serate della seconda quindicina — che si sommano a un permesso SIAE che il locale deve comunque procurarsi. Per un gestore di un piccolo club che gestisce concerti quasi ogni settimana, il rischio molto concreto è che, dovendo già occuparsi obbligatoriamente della pratica SIAE, la seconda pratica per la quota Soundreef finisca per essere trascurata o del tutto ignorata. In quel caso, i brani originali dell'autore Soundreef eseguiti quella sera non generano alcun diritto d'autore raccolto: né tramite SIAE, di cui non fa parte, né tramite Soundreef, la cui licenza semplicemente non è mai stata richiesta. Lo stesso autore, se fosse stato iscritto a SIAE, sarebbe stato automaticamente coperto dall'unico permesso che il locale è comunque tenuto a richiedere — senza bisogno di alcuna pratica aggiuntiva, e quindi senza questo rischio.
Cosa resta della promessa
Non tutto quello che Soundreef ha portato nel settore è da liquidare: ha costretto SIAE a modernizzarsi, a rendere i pagamenti digitali più frequenti (oggi trimestrali, ogni 90 giorni) e a investire in strumenti come l'app di deposito delle opere e i sistemi di monitoraggio digitale. In questo senso la concorrenza ha funzionato, ma ha funzionato soprattutto per SIAE, spingendola a migliorarsi, più che per Soundreef, che quindici anni dopo resta un attore marginale in termini di repertorio e, secondo i dati disponibili, meno conveniente sul piano economico rispetto al concorrente che avrebbe dovuto scalzare.
Alla fine la domanda che ogni autore dovrebbe farsi non è "SIAE o Soundreef?" come fosse una tifoseria, ma quale dei due, per il proprio repertorio specifico e i propri canali di sfruttamento, restituisca davvero di più al netto delle commissioni — verificando le condizioni aggiornate caso per caso, perché in questo mercato, a quanto pare, le promesse di quindici anni fa e i numeri di oggi raccontano due storie diverse.
Vito Schiuma
Cos'è Soundreef e perché nacque come alternativa a SIAE?
Soundreef è un'impresa di gestione indipendente dei diritti d'autore, fondata a Londra nel 2011 da Davide D'Atri e Francesco Danieli e arrivata in Italia nel 2015 come Soundreef S.p.A. Nacque presentandosi come alternativa moderna e trasparente al monopolio storico di SIAE, promettendo commissioni più basse e pagamenti più rapidi.
Le commissioni di Soundreef sono davvero più basse di quelle SIAE?
Secondo le comparative pubblicate nel 2026 da IVG.it e Oubliette Magazine, no: su gran parte delle voci (concerti live, radio/TV, streaming, copia privata) le commissioni Soundreef risultano fisse e superiori a quelle medie SIAE, che nel 2025 si attestavano intorno al 13,7% contro il 16% del 2013.
Quanto repertorio copre oggi Soundreef rispetto a SIAE in Italia?
Secondo i dati riportati nel 2024, SIAE copre il 99,2% del repertorio musicale effettivamente utilizzato sul territorio italiano, mentre le imprese di gestione indipendenti come Soundreef (raggruppate sotto la sigla LEA) coprono collettivamente lo 0,8%.
Per un piccolo concerto con ingresso gratuito, conviene essere iscritti a Soundreef?
Nel caso tipico di un locale con capienza fino a 100 posti e ingresso libero, il tariffario ufficiale Soundreef (versione 7 novembre 2025) prevede una licenza di 143,50 € per la categoria "Concerti Musica Leggera", a fronte di un forfait SIAE di 58 € più IVA per lo stesso tipo di evento senza ballo. Se il programma è misto, il locale deve comunque richiedere entrambe le licenze separatamente: la SIAE, obbligatoria in ogni caso, e la Soundreef, aggiuntiva, con scadenze e procedure proprie.
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