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Così parlò Rino
RECENSIONE · LIBRO

Così parlò Rino

Vito Schiuma4 min
In breve
  • Un'opera che demolisce l'italianità più facilona con pennellate rabbiose e riflessive
  • La poesia intesa come portale spazio-semantico e tunnel bidirezionale
  • Un viaggio dantesco scrotocostretto nell'anima, senza velleità di narrazione cronologica

L’altro giorno, per i corridoi della scuola in cui insegniamo, mi faceva notare quanto fosse bello incontrare un collega sorridente, ma io non ero un collega sorridente, sorridevo per aver visto Rino Lorusso di ritorno dal monte.

Poeta per etimologia, Rino non è una lettura estiva, ma si legge anche senza evidenziatore e post-it. Le letture semplici, la poesia edificante, i motivatori, i rallentatori del tempo e gli incubatori di emozioni. Gli apologeti. Via. Rino è poeta.

Sacerdote della parola

Sacerdote della parola, psicoanalista del significante, il poeta bilancia e pondera e in origine era colui che dava il nome alle cose reali e immaginarie, ammesso che ci fosse una distinzione. Poi è medico legale, dichiara ora del decesso del divino clown, ne viviseziona tentacoli, tentativi, e tentatori, e poi toglie il camice e indossa la tunica di sacerdote. La poesia non andrebbe interpretata e, probabilmente, nemmeno spiegata, se non per due motivi - amplificarne l’apprezzamento o iniziare nuovi adepti.

Il poeta vero ci dà occhi per vedere e a quello che vede dà un nuovo senso, inesplorato e inaspettato.

— Vito Schiuma

Il tunnel spazio-semantico

Questa poesia ha valori assoluti. Uno appartiene alla cifra stilistica, gli analisti la chiameranno analogia, io lo chiamo tunnel spazio-semantico. Tra le figure più efficaci e senza dubbio quella che assolve a pieno il ruolo della poesia - guardare alla vita con gli occhi di un elevato - sono gli accostamenti prosodico-semantici con cui la parola diventa un portale verso altre dimensioni, tutte bidirezionali e illuminanti. Come i morti che si rivoltano nella tombola (Anno 1 dell’era Covid).

Gli accostamenti nell’arte vera sono come i concorsi musicali - inutili. Faremmo presto a dire “scapigliatura”, “realismo sporco”, “beat generation”, eppure la mia idea è che tutto passi da una profonda interiorizzazioni di Shakespeare, Donne, Yeats, Keats e anche i kitemmurt, solo per citarne alcuni che apparentemente non hanno alcun nesso tra loro. Finalmente un italiano di nascita che ha disintegrato il proprio passaporto e si è riscritto il dna, come si fa a Napoli e New Orleans, ma in giro per l’Europa, dall’Irlanda al Portogallo e oltre.

Contro l'autocelebrazione

Rino scrive per demolire, per distruggere, per annientare l’italianità più facilona, quella dell’autocelebrazione, un paese che si guarda allo specchio prima di uscire di casa, ma poi resta a casa, in pantofole. Da Ungaretti in tv agli chef stellati in meno di un secolo. Tutte divinità che hanno iniziato a decomporsi secoli fa, ma che per disgrazia sono gli unici idoli che ci tengono insieme. L’aberrazione dell’arroganza e la chiassosità dei guasconi di paese lo ispirano alla pennellata violenta, rabbiosa, ma con ogni freccia affilata in riflessione sul monte. Profeta?

Poeta per definizione, l’ho già detto. Ma oltre la locuzione preconfezionata, cosa vuol dire? Significa che la scrittura non è abito di scena, ma habitus mentale. Il poeta vero ci dà occhi per vedere e a quello che vede dà un nuovo senso, inesplorato e inaspettato.

Catabàsi minore

L’opera. Catabàsi minore (con tanto di Anabàsi) è il viaggio dantesco (ma dovrei dire miltoniano) che Rino compie nella sua anima, una discesa abissale scrotocostretta e che lo porterà a naufragare su terre ardue e desolate. Un inevitabile approdo è ad esempio la riflessione sulla docenza, ineluttabile illusione di aiutare gli altri per rendere il mondo un posto migliore. Illusi i discenti, illusi i docenti.

Catabàsi però non ha velleità di narrazione interiore ordinata e cronologica. Io, ad esempio, la prima volta che ho potuto tenere il volume tra le mani, e l’ho aperto con la casualità di chi vorrebbe precipitarsi nella lettura più per esigenza esplorativa che per onorarne la scrittura, trovo - Concerto per pianoforte e organo, apertamente ispirata al noto concerto di Keith Jarrett in pianoforte solo a Colonia, che però non suona l’organo, ma l’organo che risuona è il nostro.

Di ritorno dal monte i buffoni non sono molti, ben più numerosi sono gli ammiccanti, e uno dei buffoni che Rino incontra - l’abbiamo già detto - sono io. Sorrido e forse rido, ma Ogni volta che rido lo faccio da terrorista, da sopravvissuto, da incosciente, guerrigliero, visionario, viandante.

Il sublime dell'intangibile

Avevo promesso di evitare accostamenti, ma l’arroganza mi impedisce di non pensare a Mallarmé e la sua invettiva contro la mercificazione dell’arte e della poesia. La più alta forma di arte, ma per noi la più alta forma è il sublime dell’intangibile che - infatti - nasce dall’articolazione di muscoli masticatori, ma poi t’alluffia e t’addivania, ti pischia tutto intero e ti sberdania, allor scantieri frunquio e sbetoneggi, ma sempre musica è. Non di certo la musica di quando c’era Lvi, sì quello delle tamerici. Bensì quella composta dall’aedo, non il sottofondo degli ascensori.

Dopo questo rapido scambio di battute, io e Rino ci congediamo rapidamente e senza fronzoli, io lo immagino ripiombato nei suoi pensieri distopici e lui forse mi vede nei miei utopici, come quello del profeta che incontra l’eremita, il funambolo, e parla al popolo e il popolo cambia.

Un docente fa questo e se poi canta poesia, il mondo l’ha già cambiato. Almeno il mio.

Domande frequenti
Chi è Rino Lorusso?

Un poeta, sacerdote della parola e "psicoanalista del significante", che usa gli accostamenti per demolire l'arroganza dell'autocelebrazione italiana.

Di cosa parla "Catabàsi minore"?

È un viaggio dantesco (e miltoniano) nell'anima dell'autore. Una discesa abissale che esplora illusioni, docenza e riflessioni distopiche senza seguire una cronologia rigorosa.

Qual è la cifra stilistica dell'opera?

Gli accostamenti prosodico-semantici. L'autore crea "tunnel spazio-semantici" che collegano dimensioni apparentemente lontane con un linguaggio denso e pungente.

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